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SALUTE E OBESITA'

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La lotta all’obesità, in particolare quella infantile e femminile, rientra tra le priorità del Piano nazionale della prevenzione 2005-2007, sancito con l’Intesa tra Stato, Regioni e Province autonome del 23 marzo 2005. Al Ccm è stato, quindi, affidato il compito di individuare le linee operative per consentire alle Regioni e Province autonome di redigere, in modo coordinato, i loro piani d’azione.
È stata quindi prodotta una Strategia d’intervento per la prevenzione dell’obesità (linee operative-seconda parte, pagg. 26-33), che prevede un approccio multisettoriale mirato a coinvolgere, oltre al Sistema sanitario, anche altri soggetti istituzionali e della società civile. Due gli obiettivi principali:
* disporre di informazioni su obesità e sovrappeso, pattern nutrizionali e attività fisica della popolazione italiana in età infantile e adulta
* pianificare, a livello regionale e locale, interventi che mirino a migliorare la nutrizione e a promuovere l’attività fisica presso la popolazione.
Per la stesura dei piani, la Strategia indica alle Regioni dieci possibili linee di intervento (pagg. 31-32 delle linee operative), considerate efficaci in termini di salute pubblica e raccomandate dall’Unione Europea o dall’Oms: interventi rivolti ai bambini, agli anziani, al mondo della scuola, alle varie realtà lavorative, ma anche politiche per la mobilità, per la comunicazione istituzionale, per il controllo dei messaggi pubblicitari. Altre possibili linee di intervento identificate ulteriormente dalle Regioni sono quelle su attività di sorveglianza, formazione, cure primarie, ristorazione collettiva, ricerca.
Compito del Ccm, in particolare del Sottocomitato scientifico obesità, è coordinare la progettazione regionale, verificando l’aderenza dei Piani a quanto previsto dalle linee di intervento e fornendo supporto tecnico alle Regioni.
Gli ambiti di intervento Per favorire il trasferimento di interventi di provata efficacia nei Piani regionali, il Ccm sta avviando, inoltre, delle convenzioni con vari centri di competenza nazionali che avranno il compito di sviluppare progetti finalizzati a:
* attivare la pediatria di famiglia:
- creazione di partnership professionali con la Società italiana dei medici pediatri, la Federazione italiana dei medici pediatri, il Centro di collaborazione Oms per la salute dell’infanzia presso l' IRCCS “Burlo Garofolo” di Trieste
- produzione di un documento di consenso sulla prevenzione dell’obesità presso lo studio del pediatra
- produzione di un Piano nazionale di formazione sull’obesità infantile rivolto ai pediatri
- attivazione di un sistema di sorveglianza nutrizionale nelle prime età,
- produzione di un decalogo di consigli per i genitori
* sostenere la Rete dei Servizi di igiene alimenti e nutrizione (Sian):
- educazione alimentare nelle scuole rivolta ad alunni, insegnanti e operatori del settore alimentare
- formulazione di linee guida per la ristorazione scolastica
- controllo dei menu delle mense scolastiche, aziendali o delle Rsa per anziani
- controllo della distribuzione automatica degli alimenti
- marketing sociale 6. promozione dell’attività fisica con iniziative come “a scuola a piedi”
vedi Il piedibus
* attivare la sorveglianza in età scolare:
- costruzione di un sistema di indagine sulla salute in bambini e adolescenti, in accordo con il ministero dell’Istruzione
* monitorare gli interventi di contrasto all’obesità, in collaborazione con l’ Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) e l’Oms Europa
* attivare la sorveglianza dei rischi comportamentali in età adulta:
- costruzione di un sistema di sorveglianza di popolazione, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, per raccogliere informazioni tempestive e rappresentative su Indice di massa corporea (Imc o Bmi), consumo di frutta e verdura, consumo di alcol, attività fisica nella vita quotidiana.
Inoltre, è in corso una collaborazione tra il Ccm e l’Oms Europa nell’ambito della lotta all’obesità. Infatti, oltre ad aver partecipato alla definizione della Strategia europea contro l’obesità, il Ccm è stato parte attiva della Conferenza di Istanbul del 17-18 novembre 2006 e ha firmato una convenzione con l’Oms Europa per l’assistenza allo sviluppo della strategia in Italia.
Gli interventi di contrasto all’obesità vanno pianificati e attuati a vari livelli delle amministrazioni pubbliche, coinvolgendo più attori: amministratori locali, famiglia, scuola, servizi sanitari e sociali, medici di famiglia, associazioni di volontariato, mass media, associazioni del terziario, centri riabilitativi e terapeutici, strutture residenziali, centri sportivi e sociali. In questo modo si potrebbe favorire la creazione di alleanze istituzionali tra i vari ministeri interessati, Regioni, istituzioni scientifiche e amministrative. Parallelamente si dovrebbe creare una rete tra professionisti della sanità pubblica, medici di famiglia e nutrizionisti per sviluppare insieme progetti di formazione, sorveglianza e prevenzione dell’obesità.

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fonti desunte da letteratura specializzata



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  • Aspetti sociali e culturali
    L’obesità, così come le malattie a essa correlate, è diffusa soprattutto tra i gruppi con basso livello socioeconomico e culturale, contribuendo ad aumentare le disuguaglianze nello stato di salute. Tra le donne italiane l’eccesso ponderale si rileva soprattutto tra le casalinghe (43,2%, contro il 22,9% delle donne occupate), mentre negli uomini questo fenomeno non si rileva in tutte le condizioni professionali. Fra gli adulti, indipendentemente dal sesso e dall’età, l’eccesso di peso è strettamente correlato anche al basso titolo di studio: la prevalenza arriva fino al 58,8% fra le persone prive di titolo o con la sola licenza elementare.

    Aspetti epidemiologici
    Secondo l’Oms, nel 2005 erano in sovrappeso oltre un miliardo di persone in tutto il mondo. In Europa le stime parlano di circa 400 milioni di persone in sovrappeso e di circa 130 milioni di obesi. A partire dagli anni Ottanta, la prevalenza dell’obesità è triplicata in molti Paesi europei e continua ad aumentare. La tendenza è allarmante soprattutto fra bambini e adolescenti: attualmente la prevalenza di obesità giovanile è dieci volte maggiore rispetto agli anni Settanta. In Europa sono in sovrappeso il 20% dei bambini, con picchi del 33,6% tra i maschi e del 34,6% tra le femmine di età compresa fra 6 e 9 anni; di questi, un terzo sono obesi.



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